L’assegno divorzile è un tema di grande rilevanza nel diritto di famiglia, e ho imparato quanto sia necessario trattarlo con chiarezza per evitare confusione.
Quando una coppia decide di separarsi, è necessario pensare anche agli aspetti pratici oltre a quelli emotivi e relazionali. Uno degli ambiti più complessi da affrontare è proprio la questione dell’assegno divorzile.
Questo strumento giuridico ha lo scopo di garantire un supporto economico al coniuge che, a seguito della fine del matrimonio, potrebbe trovarsi in difficoltà finanziarie.
In questo articolo, esploreremo in dettaglio cosa sia l’assegno divorzile, il modo di calcolarlo, quali sono le differenze rispetto all’assegno di mantenimento durante la separazione e come è possibile revisionarlo.
Soprattutto nei casi di separazione e divorzio, è possibile che le parti siano in condizioni di forte stress psicologico. Per questa ragione, con il mio operato desidero dare più supporto possibile, in modo chiaro, alle persone che si rivolgono a me – soprattutto i padri separati.
Cos’è l’assegno divorzile e a chi spetta pagarlo?
L’assegno divorzile è una somma di denaro che un coniuge deve versare all’altro, meno abbiente, dopo il divorzio per garantire un adeguato sostentamento economico.
Questo assegno nasce per tutelare il coniuge che, tra i due, potrebbe aver sacrificato la propria carriera per dedicarsi alla famiglia durante il matrimonio. La legge italiana stabilisce che l’assegno divorzile – che è diverso dall’assegno di mantenimento – deve essere proporzionato alle esigenze del coniuge richiedente e alle capacità economiche del coniuge obbligato.

L’assegno divorzile è diverso dall’assegno di mantenimento, dicevamo? Assolutamente sì.
Quello di mantenimento, di cui ho parlato in un articolo precedente, viene stabilito durante la fase di separazione. Ha lo scopo di coprire le spese quotidiane necessarie per garantire un tenore di vita dignitoso al coniuge richiedente. Coniuge che può essere sia la moglie sia il marito, a seconda del guadagno dei due, anche se nella maggioranza dei casi la beneficiaria è l’ex moglie.
Si tratta quindi di due assegni con finalità diverse, erogati in momenti diversi del processo di separazione degli ex coniugi.
Nel codice civile italiano, l’assegno divorzile è disciplinato dall’art. 5 comma 6 della Legge sul divorzio (L. 898/1970) in modo piuttosto sintetico.Ragione per cui è intervenuta la Corte di Cassazione con numerose interpretazioni che si sono succedute nel corso degli anni, e con alcune implicazioni che andremo a vedere nei paragrafi successivi.
Come ottenere l’assegno divorzile
L’assegno divorzile si può richiedere solo dopo il divorzio, cioè dopo essere stati separati per sei mesi o un anno (a seconda del tipo di separazione, consensuale o giudiziale).
Si tratta di un riconoscimento del contributo dato in famiglia dal membro economicamente meno autonomo. Ha una funzione sia assistenziale sia compensativa, e per l’erogazione devono essere accertate:
- l’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge
- e anche l’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive.
Entrambi questi criteri di base stabiliscono sia l’attribuzione sia la somma dell’assegno.
A differenza di quello di mantenimento, può essere erogato anche una tantum, in un’unica soluzione, e non periodicamente come accade con l’assegno di mantenimento.
Il calcolo dell’assegno divorzile avviene attraverso una valutazione complessiva delle circostanze economiche e familiari dei coniugi coinvolti.
Non esiste una formula standardizzata, perché ogni caso ha delle particolarità e va valutato singolarmente dal giudice sulla base delle informazioni fornite dalle parti coinvolte.
L’assegno divorzile è deducibile dal reddito del coniuge che lo verserà, mentre per la persona che lo riceve è assimilabile al reddito di lavoro dipendente. Quindi dovrà essere conteggiato nella dichiarazione dei redditi.
Alcuni dei presupposti su cui si baserà il Tribunale per definire la portata dell’assegno divorzile sono (in riferimento all’articolo 3 della Costituzione a proposito del principio di uguaglianza):
- una comparazione del reddito e dei patrimoni dei coniugi
- la verifica dell’effettiva assenza di mezzi adeguati del coniuge richiedente
- l’accertamento delle cause della separazione della coppia di coniugi
- verifica del contributo del coniuge richiedente alla famiglia e al patrimonio condiviso
- condizioni del coniuge richiedente (età, stato fisico, capacità di trovare un lavoro…)
- durata del matrimonio
- nesso casuale tra le azioni compiute dai coniugi durante il periodo di matrimonio e le condizioni della persona richiedente al momento del divorzio (ad esempio, è possibile verificare se uno dei due abbia rinunciato al lavoro per accudire a tempo pieno la famiglia).
Una volta accettato il procedimento per l’assegnazione dell’assegno divorzile, è da chiarire l’entità della cifra.
Esistono diversi fattori capaci di influenzare, anche in modo significativo, l’importo economico.
Non esistono delle norme rigide ma, valutando caso per caso, il giudice seguirà delle linee guida per ricercare la migliore soluzione.
Vale anche per l’assegno erogato una tantum, il cui importo può essere definito attraverso dei calcoli di matematica finanziaria per arrivare a definire l’“annuity”.
Casi in cui l’assegno non spetta al coniuge
Tuttavia, ci sono anche dei casi in cui l’assegno potrebbe non spettare al coniuge più debole, come ad esempio:
- se la causa della separazione è da ricercarsi in comportamenti addebitabili al coniuge economicamente più debole
- in caso di miglioramento della situazione economica del coniuge beneficiario
- in caso di matrimonio o relazione stabile del coniuge richiedente
Qual è la differenza tra assegno divorzile e assegno di mantenimento?
È fondamentale comprendere le differenze tra l’assegno divorzile e l’assegno di mantenimento perché, come già accennato, si tratta di due soluzioni diverse e non intercambiabili.
L’assegno di mantenimento viene fissato durante le procedure legali di separazione. Serve sia a coprire una parte delle spese quotidiane necessarie del coniuge richiedente perché possa permettersi un tenore di vita dignitoso, sia al supporto economico nel caso siano presenti eventuali figli. Inoltre, presuppone l’esistenza del rapporto matrimoniale.
Al contrario, l’assegno divorzile viene stabilito dopo la conclusione del processo di divorzio e può essere erogato sia periodicamente, sia in una soluzione unica.
La perdita dell’assegno divorzile può avvenire anche quando il coniuge richiedente contrae un nuovo matrimonio. La giurisprudenza più recente e attuale ha, tuttavia, stabilito che anche una convivenza stabile con un partner possa portare allo stesso risultato, in quanto legame stabile che porta al supporto reciproco.
Come richiedere la revisione dell’assegno?
L’assegno divorzile può essere revisionato? La risposta è sì, e può essere fatto per due ragioni:
- variazione (riduzione aumento) dell’importo dell’assegno;
- soppressione o riconoscimento ex novo
Questo può avvenire attraverso una richiesta formale al tribunale competente, dove sarà necessario presentare prove documentali che supportino la propria posizione.
In particolare, come stabilito dalla sentenza della Cassazione del 24 maggio 2022, n. 16725, sulla revisione e modifica dell’assegno divorzile, nel valutare la richiesta di modifica o revisione il giudice non deve rinnovare l’analisi dei presupposti, ma solo focalizzarsi sui motivi specifici presentati per la revisione, che deve essere richiesta per giustificati motivi.
Dovrà perciò valutare se giustifichino una variazione rispetto alle condizioni precedentemente stabilite tra i coniugi al momento del divorzio.
L’importanza di ricevere assistenza durante la fase di divorzio
Sia che si parli di separazione, sia di divorzio, si tratta in ogni caso di un momento estremamente delicato della vita di una persona, in cui è normale lasciarsi prendere da dolore e sconforto e in cui la lucidità potrebbe non essere sempre presente.
Per questa ragione, è fondamentale essere certi di avere l’assistenza legale adatta durante questo processo, per garantire che tutte le procedure siano seguite correttamente e che le prove siano presentate in modo efficace.
In particolare, occupandomi io di padri separati, ho visto anche molto spesso casi di divorzio: l’assegno divorzile rappresenta una questione cruciale per molti coniugi in questa fase finale della loro vita insieme come coppia.
Comprendere come viene calcolato, quali fattori influenzano il suo importo e quali sono le differenze rispetto all’assegno di mantenimento è essenziale per affrontare questa fase delicata della vita con le giuste conoscenze.
È importante consultare esperti legali specializzati in diritto di famiglia per ottenere informazioni dettagliate sui diritti e sulle responsabilità legate all’assegno divorzile. Affrontare questa questione in modo informato può contribuire a garantire un esito equo e giusto per entrambe le parti coinvolte, assicurando così una transizione più serena verso una nuova fase della vita post-separazione.
Inoltre, è utile considerare anche gli aspetti emotivi legati alla separazione e al divorzio. La rottura di una relazione può portare a sentimenti complessi come ansia, tristezza e senso di perdita; pertanto, avere supporto psicologico può essere fondamentale per affrontare questi momenti difficili.
Proprio per questo, tratto ogni caso con attenzione particolare, ricordando che dietro i dati, le sentenze e i casi, ci sono le persone, con le loro unicità: per questo non credo in una soluzione che vada bene per tutti, ma propendo per un approccio personalizzato.
Se sei un padre separato e hai bisogno di un supporto legale o hai dei dubbi, non esitare a scrivermi: sarò lieto di studiare con te il tuo caso.

