“Mio figlio non vuole più vedermi.”Una frase dura, dolorosissima, che purtroppo mi capita di sentire spesso quando tratto i casi dei padri separati. La separazione tra genitori può avere effetti devastanti non solo sulla coppia, ma anche sui figli. Uno dei fenomeni più preoccupanti che può emergere in questo contesto è il desiderio del figlio […]

mio figlio non vuole piu vedermi

Mio figlio non vuole più vedermi: cosa posso fare?

“Mio figlio non vuole più vedermi.”
Una frase dura, dolorosissima, che purtroppo mi capita di sentire spesso quando tratto i casi dei padri separati.

La separazione tra genitori può avere effetti devastanti non solo sulla coppia, ma anche sui figli. Uno dei fenomeni più preoccupanti che può emergere in questo contesto è il desiderio del figlio o dei figli di non avere più contatti con la figura paterna.
In certi casi, è possibile risalire a quella che viene denominata sindrome da alienazione parentale, di solito abbreviata in PAS.

Nel corso di questo articolo vorrei discutere della situazione dei padri separati che si trovano ad affrontare il dolore di vedere i propri figli prendere le distanze.
Analizzeremo cosa sia la PAS, e anche come gestire situazioni di denigrazione tra genitori, quali passi legali intraprendere e come riconoscere i sintomi dell’alienazione parentale.

Inoltre, esploreremo strategie pratiche per proteggere i bambini da questo fenomeno.

Se sei un padre separato e hai bisogno di un supporto legale, scrivimi. Sono specializzato in questo genere di casi e tratterò il tuo con estrema cura.

sindrome di alienazione parentale

Mio figlio non vuole più vedermi: cosa sta succedendo?

Ogni studio legale conosce questa frase: padri (più spesso) e madri (più raramente) che si rivolgono a un avvocato perché il figlio o la figlia dichiara di non voler avere più alcun contatto con loro.

Il dolore è sempre palpabile, e il compito dei professionisti è quello di cercare di capire come affrontare il caso con tutta la delicatezza possibile. Lo facciamo chiarendo le motivazioni ed eventualmente cercando una soluzione dal punto di vista legale.

Per prima cosa, è importante capire cosa stia accadendo. Una separazione è un evento stressante anche per il minore, che può percepire la tensione tra i genitori. Può capitare che un bambino si senta allontanato da uno dei due genitori anche prima della separazione, magari per una percezione di severità eccessiva.
Se la situazione non è grave, è possibile cercare di parlare con il bambino. Bisogna dimostrargli che, nonostante la mamma e il papà non vivano più insieme, l’amore nei suoi confronti è immutato e avrà sempre da entrambe le parti tutto l’affetto, il supporto e le cure di cui necessita per una vita sana e felice.

Se però la tensione con il genitore era assente prima della separazione, è il momento di chiedersi cosa sia cambiato nel rapporto tra le parti.
Quando è in atto una separazione con figli minorenni, la prole viene affidata prevalentemente a un genitore. Questo viene definito collocatario, presso cui il bambino ha la residenza e con cui passa la maggior parte del tempo. Nonostante l’affido condiviso, è possibile che questo inneschi delle dinamiche che vedono i bambini e i ragazzi come armi nelle mani dei genitori.

L’importanza del supporto del genitore collocatario nella gestione della separazione

Questo nuovo assetto familiare causa, per motivi di gestione del tempo, una penalizzazione della quantità di ore che il genitore non collocatario può passare insieme al figlio. Le conseguenze possono essere diverse anche a seconda dell’età e del rapporto precedente che si era instaurato.

Oltre al dispiacere per la perdita dei momenti quotidiani insieme, una separazione può causare dei sentimenti di forte dolore e rifiuto nel bambino nei confronti del genitore.
Genitore che, dal suo punto di vista, ha lasciato lui e la casa.

Inoltre, se il figlio è adolescente, questi sentimenti possono essere esacerbati, anche in presenza di una situazione familiare serena e tentativi di discussione da parte dei genitori. 

In questi casi, la figura del genitore collocatario – nella maggior parte dei casi la madre – assume un ruolo chiave.

Se prendiamo ad esempio un ragazzo rimasto a vivere con la madre, che si rifiuta di vedere il padre perché si sente rifiutato o tradito dalla sua assenza, è importante che cerchi di favorire una riconciliazione.
È bene farlo spiegando le ragioni delle parti nel modo più sereno possibile. Se necessario, si può proporre anche un percorso (ad esempio di tipo psicologico) per risolvere insieme le questioni rimaste in sospeso che provocano risentimento.


Tuttavia, è da ricordare che l’interesse del minore deve sempre prevalere. Questo significa che, in assenza di condizionamenti esterni o PAS, se l’età è superiore a 14 anni è necessario rispettare la volontà dell’adolescente di non avere contatti col genitore non collocatario. Infatti il suo diritto prevale su quello del padre.

Cos’è la sindrome di alienazione parentale (PAS)?

L’alienazione parentale, nota anche come alienazione genitoriale, è un fenomeno che si può verificare nei casi di separazione particolarmente conflittuali. Si manifesta quando un figlio minorenne rifiuta di incontrare uno dei genitori, generalmente quello non collocatario.


Questo rifiuto è spesso il risultato di comportamenti messi in atto dall’altro genitore, i quali possono essere sia intenzionali che involontari. Si manifestano senza una giustificazione apparente e sono accompagnati da espressioni denigratorie nei confronti del genitore escluso.

Il genitore che attua l’alienazione può non essere consapevole dell’impatto delle proprie azioni. Può infatti credere fermamente di agire per il bene del bambino, e di conseguenza l’alienazione parentale non è considerata una patologia del bambino stesso. Piuttosto, è un disturbo relazionale che coinvolge i membri della famiglia.

Le condotte ostili di uno dei genitori verso l’altro, utilizzando il bambino come strumento, possono creare una visione negativa nei suoi confronti. Questo può danneggiare in modo significativo e talvolta irreversibile il legame con il genitore alienato.
In psicologia, questa condizione è definita PAS (Sindrome da Alienazione Parentale).
La sua origine risale al 1985, quando il medico Richard Gardner la descrisse come una situazione in cui un genitore attua dinamiche denigratorie nei confronti dell’altro, con l’obiettivo di compromettere la relazione tra il bambino e il genitore alienato.

Cosa fare se un genitore scredita l’altro con il figlio o se si sospetta la PAS?

Il figlio potrebbe non voler più vedere il padre per ragioni che non possono essere ricondotte solo a una ribellione adolescenziale. Ad esempio perché è ancora troppo piccolo, o perché il rapporto tra i due è sempre stato positivo. In questo caso, è possibile iniziare a domandarsi se l’altro genitore non stia mettendo in atto dei comportamenti denigratori e manipolatori.

Affrontare un genitore che scredita l’altro richiede un approccio strategico e consapevole, evitando di affrontare la situazione di petto con atteggiamento aggressivo.

È fondamentale mantenere una comunicazione aperta tra gli ex coniugi e con il figlio, ascoltando le eventuali preoccupazioni senza giudicare. Questo approccio aiuta a costruire un ambiente di fiducia in cui il bambino si sente libero di esprimere i propri sentimenti.
È importante che il padre alienato non risponda con ostilità alle denigrazioni. Piuttosto, dovrebbe cercare di mantenere la calma e spiegare al bambino che entrambe le figure genitoriali sono importanti nella sua vita.

Inoltre, è cruciale, ove possibile, documentare gli incidenti specifici in cui si verifica la denigrazione. Tenere traccia di queste situazioni può essere utile in caso di azioni legali future. Creare un diario degli eventi può fornire prove concrete nel caso in cui sia necessario dimostrare l’alienazione parentale in tribunale.

Riconoscere i segnali dell’alienazione parentale permette di affrontare efficacemente la situazione. Tra i sintomi principali vi è la campagna di denigrazione nei confronti del genitore alienato, che si traduce in un’ostilità costante da parte del bambino, spesso priva di motivazioni valide. Il rifiuto può essere accompagnato da razionalizzazioni illogiche, dove il bambino fornisce spiegazioni superficiali che non rispecchiano la realtà. Inoltre, è comune notare una mancanza di ambivalenza nei suoi sentimenti: il bambino tende a vedere un genitore come totalmente negativo e l’altro come idealizzato, accettando senza riserve le critiche dell’alienante.

Altri segnali preoccupanti includono l’assenza di senso di colpa per il dolore inflitto al genitore alienato e l’uso di frasi che sembrano provenire direttamente dal genitore alienante piuttosto che dal bambino stesso. Questi comportamenti possono indicare una manipolazione emotiva in corso.

È essenziale prestare attenzione ai cambiamenti nel comportamento e nell’umore del bambino. Segni di ansia o paura nei confronti del genitore alienato possono essere allarmanti.
Proteggere il bambino dall’alienazione parentale richiede un impegno attivo del genitore alienato e la collaborazione di professionisti. Nel farlo, bisogna mantenere una comunicazione aperta e un ambiente sicuro per esprimere le emozioni che prova. È importante educare il bambino sui diritti di entrambi i genitori e incoraggiare esperienze positive con entrambi. Inoltre, coinvolgere terapeuti può aiutare il bambino a comprendere le dinamiche familiari senza sentirsi costretto a schierarsi.
Documentare comportamenti sospetti dell’altro genitore è fondamentale per eventuali azioni legali, poiché affrontare tempestivamente questi problemi può fare una grande differenza nella vita del bambino. Abbiamo parlato meglio di PAS in questo articolo.

Cosa potrei fare dal punto di vista legale quando mio figlio si rifiuta di vedermi?

Quando un padre si trova nella situazione in cui il figlio rifiuta di vederlo, ci sono diverse azioni legali (e anche non, in una prima fase) che possono essere intraprese per proteggere i propri diritti e quelli del bambino.

Una prima opzione è richiedere una mediazione familiare. La mediazione può aiutare a risolvere conflitti tra i genitori e facilitare la comunicazione con il bambino, creando uno spazio sicuro per discutere le preoccupazioni e le emozioni, come accennavamo poche righe più su.

La cosa migliore è non farsi prendere subito dalla preoccupazione e dalla fretta, prendendo il tempo per ascoltare anche l’altra parte della coppia per essere certi di avere tutti i dati a disposizione per una soluzione pacifica della questione.

Se invece dovesse essere accertata la PAS e non una casistica diversa, ad esempio il trauma da separazione, sarà compito della giurisprudenza intervenire in modo adeguato al caso in oggetto. Il giudice sentirà il minore,  tenendo a mente che l’obiettivo finale è garantire che il benessere del bambino sia tutelato e che entrambi i genitori possano mantenere un rapporto significativo con lui.

È fondamentale agire tempestivamente per proteggere i diritti e il benessere del proprio figlio, e raccogliere prove documentali delle interazioni con il bambino e delle comunicazioni con l’altro genitore. Queste informazioni possono rivelarsi preziose nel dimostrare la propria posizione durante eventuali procedimenti legali.

A seconda dei casi, e se la PAS fosse confermata, il tribunale potrebbe disporre un periodo di separazione protettiva dal genitore responsabile dell’alienazione. Questo comportamento, se protratto nel tempo e accompagnato anche da un atteggiamento denigratorio nei confronti dell’altro genitore, può anche portare a un’ammonizione e a una sanzione pecuniaria.

Il mio obiettivo è sempre garantire giustizia per i padri separati e trovare la soluzione più equanime possibile. La separazione è un momento doloroso, ma non sei solo: scrivimi se senti di avere bisogno di un supporto legale.

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